
È la storia di un pezzo di legno che voleva rifiutarsi di trasformarsi in pipa e di un artigiano testardo che la pensava diversamente.
Il pezzo di legno prescelto era un mogano con 25 anni d’invecchiamento.
L’artigiano lo aveva scelto con cura perché conosceva bene le proprietà di questo legno: ottima attitudine alla finitura, buona resistenza meccanica, elevata durezza quindi non si sarebbe lasciato facilmente scalfire, buona stabilità, ottima capacità di stagionatura… insomma tutto questo unito alla bellezza del colore e delle venature lo rendeva particolarmente adatto per la realizzazione di una pipa… L’unica cosa che giocava in senso contrario era il prezzo piuttosto alto che il rivenditore gli aveva proposto, ma ormai l’artigiano era entrato nell’ordine di idee di fare una pipa in mogano e il costo non lo fece arretrare.
Appena arrivato in laboratorio affronta il pezzo con una sega giapponese e ne taglia un cubetto dalle dimensioni adatte a ricavare una bella pipa dritta.
La disegna con una matita gialla e si traferisce alla postazione del trapano a colonna per il lavoro di foratura.
Fissa il pezzo su una morsa e sceglie la punta giusta per forare la sede del bocchino, ma appena la punta entra a contatto con il mogano ha come un rimbalzo strano che fa staccare il mandrino del trapano…
«Si comincia bene!»
Fortunatamente il pezzo non subisce danni… Rimonta il mandrino e riprende il lavoro. Prima il foro del tenone, poi quello del fornello e per ultimo il forellino del passaggio fumo.
Dopo aver scelto il bocchino che reputava più adatto, afferra nuovamente la sega giapponese e comincia a snellire il cubetto facendo emergere un abbozzo di cannello perfettamente perpendicolare al foro del fornello. Sul viso dell’artigiano compare un sorriso…
Il legno era duro ma ben lavorabile. Si trattava di dare al pezzo la forma pensata.
Lo strumento più adatto è una levigatrice a nastro; l’artigiano avvicina il mogano al dico rotante su cui era posizionata una carta vetrata a grana 120 e comincia pazientemente il lavoro.

«Sembra proprio che questo pezzo si ribelli! Forse avrebbe preferito diventare un mobile!».
Il disco di carta di vetro faticava veramente tanto ad asportare materiale; l’artigiano teneva il pezzo bel saldo e, piano piano il fornello comincia ad assumere la tipica forma arrotondata di una billard.
È il momento del cannello. La levigatrice ora sfoggia il nastro verticale largo due centimetri e l’artigiano fa roteare su di esso la futura pipa dando al cannello una forma tonda con un diametro molto vicino a quello che avrebbe dovuto essere alla fine.
Finito il lavoro monta il bocchino; stiamo parlando di un abbozzo, ma la forma è quella giusta!
Le mani dell’artigiano sono indolenzite ma nel vedere quel cubo rossastro trasformarsi si riempie di entusiasmo; lo prende tra le mani, recupera il supporto che aveva precedentemente tornito per lo scopo, e lo inserisce da un lato dentro il fornello. L’altro capo lo stringe in una morsa e scelto un pezzo di carta di vetro grana 60, comincia a rifinire le forme.
Ripulendo il pezzo manualmente si sentono tutte le imperfezioni che dovranno essere eliminate. Le mani però non sono una levigatrice meccanica e le dita cominciano a fare male… si ferma.
L’artigiano riprende il suo lavoro il giorno successivo. La pulitura è piuttosto lunga: carta vetrata grana 60 fino all’ottenimento della forma giusta, poi si passa alla grana 120, 150, 220, 280 per finire con la grana 400.
La pipa è molto liscia, un piacere tenerla in mano! È il momento del bocchino e della lucidatura.
Per quanto riguarda il bocchino tutto procede secondo la regola ma quel pezzo di mogano ribelle sembra ancora poco intenzionato ad accogliere del tabacco da bruciare. L’artigiano l’aveva pulito con alcol, protetto con l’apposito olio e lasciato riposare per due giorni. Ripresolo in mano, comincia a pulirlo con un tampone di cotone e poi stende la cera di carnauba e ultimare la lucidatura. È molto soddisfatto! Il mogano mette in mostra tutte le sue belle venature e assume un colore rosso scuro. Fa roteare tra le mani la pipa passandola sul tampone rotante; è liscia, molto liscia e lucida… forse troppo… il mogano ribelle sguscia fuori dalle mani dell’artigiano e caduto sul pavimento si ammacca!
«Che disastro!»
L’artigiano si dispera ma non si arrende. Torna a usare la carta di vetro, da quella grossa a quella fine fino a togliere l’ammaccatura. Ripassa l’olio, aspetta altri due giorni poi torna a lucidarla. Ora le sue mani sono una morsa. La pipa non gli sfugge più e quel pezzo di mogano così restio a diventare una pipa è costretto ad arrendersi di fronte alla tenacia dell’artigiano.


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